Microplastiche

 

Con microplastica ci si riferisce a piccole particelle di materiale plastico generalmente più piccole di un millimetro fino a livello micrometrico.

Le microplastiche provengono da diverse fonti tra cui: cosmetica, abbigliamento e processi industriali.

 

Esistono attualmente due categorie di microplastica:

 

  1. Primaria: che è prodotta come risultato diretto dell'uso umano di questi materiali;
  2.  Secondaria: come risultato di frammentazione derivata dalla rottura di più grandi porzioni.

 

È stato riscontrato che entrambe le tipologie persistono nell'ambiente in grandi quantità, soprattutto negli ecosistemi marini ed acquatici. Ciò perché la plastica si sfalda ad opera della radiazione solare ma non si decompone per un tempo lunghissimo, può essere ingerita e conseguentemente accumulata nel corpo e nei tessuti di molti organismi, entrando nella catena alimentare.

 

L'intero ciclo e movimento delle microplastiche nell'ambiente non è ancora conosciuto e si stanno svolgendo delle ricerche in questo ambito. Recenti studi hanno dimostrato che l'inquinamento da parte delle microplastiche ha raggiunto la catena alimentare interessando non solo la fauna marina (molluschi bivalvi in testa), ma anche alimenti come il sale marino, la birra ed il miele.

 

Nonostante non siano stati condotti studi specifici, è reale la possibilità che i frammenti arrivino sulle nostre tavole attraverso la carne; infatti, pollame e suini vengono nutriti anche con farine ricavate da piccoli pesci che possono essere contaminati.

 

Attualmente si sta indagando per capire quali siano gli effetti della microplastica e delle sue cessioni, sulla salute umana.

Gli organismi marini possono ingerire le microplastiche in diversi modi: gli organismi filtratori, come le cozze, le vongole e le ostriche, possono semplicemente contaminarsi con l’acqua che filtrano per nutrirsi; i pesci, invece, possono ingerirle sia direttamente, scambiandole per prede, sia attraverso il consumo di prede contaminate.

 

Quello che appare certo, anche da un punto di vista scientifico, è che in entrambi i casi le conseguenze sono gravi, possono verificarsi lesioni negli organi dove avviene l’accumulo o trasferimento di contaminanti tossici dai frammenti di plastica ai tessuti degli organismi che li ingeriscono.

 

 

Microsfere di Polietilene in dentifricio
Microsfere di Polietilene in dentifricio